MANGA MANIA DAL GIAPPONE: ARRIVA IL TOKYO INTERNATIONAL ANIME FAIR

Appassionati di fumetti, preparate valigia, blocco da disegno e iniziate a cercare un volo per Tokyo: a marzo c’è l’International Anime Fair, la più grande fiera del mondo dell’animazione giapponese.

Oltre ad essere famoso per il sushi e i fiori di ciliegio, il Giappone è la patria del fumetto, tanto che sono moltissime le scuole di disegno specializzate e le fiere e feste a tema con costumi di scena.

Dal 22 al 25 marzo, il Convention Center Tokyo Big Sight sull’isola di Odaiba, nella baia di Tokyo, si riempirà di disegni di supereroi, eroine dai capelli blu, robot e personaggi dei racconti a strisce di ogni genere, per la gioia di grandi e piccini.

Da ragazzi, tutti li hanno comprati, o hanno visto una puntata di un cartone animato giapponese in tv: quelle strisce di disegni a matita con le gambe lunghe e gli occhi giganti sono una sorta di compagni della nostra adolescenza.

Chi non ha passato pomeriggi interi davanti a cartoni animati come il mitico Lupin III, L’Uomo Tigre, Mila e Shiro, Sailor Moon, Dragonball, Kiss Me Licia, Hello Spank, Pollon, e ancora Ranma, Jeeg Robot e Mazinga Z?

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3 thoughts on “MANGA MANIA DAL GIAPPONE: ARRIVA IL TOKYO INTERNATIONAL ANIME FAIR

  1. Le fiere di questo tipo in Giappone sono monumentali, quelle che fanno da noi, al confronto, sono dei semplici mercatini di paese.
    E’ un problema anche di cultura base, da loro ci sono fumetti anche per adulti, da noi sono considerati solo per bambini.

  2. Beh, diciamo che se uno si accontenta può trovare le fiere nostrane meritevoli.
    In Giappone alcune di esse sono addirittura riservate esclusivamente alle doujinshi (fumetti amatoriali che utilizzano personaggi già utilizzati in titoli “ufficiali”) ed al cosplay (gente che si veste come i personaggi di manga/anime o videogiochi); non parliamo poi della miriade di negozi che trattano l’usato e dei maid cafè, con cameriere vestite nei più disparati modi per attrarre un utenza un po’ particolare (=feticisti).
    C’è addirittura un intero quartiere, Akihabara (Akiba per gli amici), famoso per essere il luogo di ritrovo dei fanatici di manga, anime e videogiochi.
    Chiaramente da loro è un fenomeno culturale riconosciuto a livello nazionale (basta vedere i parchi a tema e i musei; hanno ricostruito a grandezza naturale addirittura una nave ed un robot).
    Anche loro, ovviamente, considerano un problema sociale quello degli otaku (soprattutto quando degenera nell’hikikomori, il classico NEET).
    Noi, escludendo l’importazione, basiamo la nostra cultura fumettistica solo sui titoli Bonelli (e, al massimo, su Topolino) che, però, hanno un background molto diverso ed un bacino d’utenza ridotto, in proporzione a quello giapponese (lasciamo stare quello americano perchè il territorio è nettamente più vasto).

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