FUORILUOGO SLOVENIA: E INFINE PIRANO

Slovenia: Pirano, la ciliegina sulla torta

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In cima a una lingua di terra sospesa tra Italia e Croazia, si trova Pirano, un piccolo gioiello che dà il benvenuto a chi arriva in Slovenia passando dalla costa. Sta laggiù, sulla punta, con le sue case dai colori sgargianti, pieni di contrasti. Sembra una cartolina. Oltre gli alberi delle barche parcheggiate nel porticciolo sul versante orientale della penisola, inizia il borgo: una ragnatela di stradine e viottoli, dove perdersi senza meta tra piazze nascoste, case private, ristoranti di pesce profumati di mare. E il mare, poi, sbuca dietro a un angolo, all’improvviso. All’estremità del paese si apre uno slargo con una piccola chiesa in pietra chiara, e il faro, che sembra parte della stessa struttura. Tra la strada e l’acqua, incontriamo giovani scultori che lasciano il loro segno artistico sugli scogli: una bocca, un’onda, un viso aggraziato. Tutto intorno, la gente prende il sole alla bell’e meglio, su un lettino portato da casa, seduti su una pietra, sdraiati sull’asciugamano appoggiato sul cemento. Per trovare un po’ di frescura e una splendida vista sui tetti di Pirano e sulla costa, occorre tornare nel groviglio di stradine e cercare le indicazioni per la chiesa di San Giorgio, un luogo di pace che vale la scarpinata. Si trova sopra la città, infatti, proiettata sull’Adriatico e circondata da silenzio. Sotto, la vita continua, ma noi ce ne stiamo un po’ qui.

 

Slovenia: tu lasciala parlare

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La piazza centrale di Pirano è dedicata a Giuseppe Tartini, il celebre compositore e violinista che nacque qui alla fine del 1600, quando la cittadina faceva parte della Repubblica di Venezia. A ricordarlo, oltre alla statua in bronzo che lo ritrae con la sua nobile parrucca in testa e il violino in mano, ogni estate i piranesi organizzano un festival di musica classica in suo onore. In questa piazza a mosaico colorato, si trova anche la casa natale del musicista, aperta alle visite e location per altri concerti che si tengono durante l’anno. Di fronte alla statua di Tartini, si trova una casa in stile gotico dalla facciata rosso acceso, con le decorazioni alle finestre e le balaustre bianche. È la Casa Veneziana, un palazzetto ad angolo, dalla storia divertente. Tra le due finestre dell’edificio, un leone in bassorilievo tiene tra le fauci un nastro con la scritta “lassa pur dir”, lascia parlare. Lo ha fatto scrivere un ricco mercante veneziano, che si innamorò di una bella fanciulla di Pirano, sollevando un ronzare di pettegolezzi che turbarono la giovane fortunata. Lui, allora, le fece costruire questo palazzetto e liquidò i vicini chiacchierono con un chiaro messaggio pacifista.

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FUORILUOGO SLOVENIA: BENESSERE DI SALE

Slovenia: specchi d’acqua e sale a Sicciole

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Continuiamo il nostro itinerario alla scoperta della Slovenia occidentale con un altro tipo di natura, questa volta in riva al mare. Sono i 700 ettari del Parco naturale delle saline di Sicciole, un golfo d’acqua immobile, habitat perfetto per gabbiani e tante altre specie di uccelli. Nel Medioevo questa zona era completamente disseminata di argini, vasche e canali che ogni primavera entravano in piena attività, quando i salinai si trasferivano qui con le loro famiglie e lavoravano per tutta l’estate. Oggi le saline attive sono solo una piccola parte, intorno al museo del parco, dove si possono scoprire i segreti e la storia di questo lavoro così difficile, che porta il sapore sulle nostre tavole. Si produce ancora il sale a mano, con le tecniche di una volta, facendo passare l’acqua all’interno di una serie di vasche da cui i salinai raccolgono cristalli di iodio bianchissimo. Oltre il torrente Valderniga, invece, il resto del golfo è lasciato ai Martin Pescatore, ai fraticelli, alle sterne, ai fischioni e ai germani reali. Le case in pietra grigia sono abbandonate e semi-diroccate, e la vegetazione abbraccia sempre di più queste ex piscine di sale.

 

Slovenia: benessere e relax dentro le saline

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Sapevo che da quest’anno, all’interno delle saline di Sicciole, c’è una nuovissima thalasso spa che utilizza i sali, l’acqua e i fanghi provenienti dal parco naturale in cui si trova. Avevo anche visto le foto, ma sono rimasta davvero stupita quando sono entrata qui. Che poi non si entra, visto che è all’aperto. Si chiama Lepa Vida, ed è un centro benessere a tutti gli effetti, affacciato sulle vasche salifere e costruito interamente in legno grezzo, per ridurre l’impatto sul territorio. Una manciata di casette che ospitano gli spogliatoi, i bagni, il bar e il centro medico, una grande piscina con acqua di mare e i lettini intorno, altre piscine più piccole, quelle per il percorso kneipp, con dentro i sassolini, un gazebo per i trattamenti, uno per i massaggi, una zona con vista mare per i fanghi. Si passeggia da una postazione all’altra su delle passerelle, baciati al sole e asciugati da una piacevole brezza che non smette mai. “Pensavo che ci sarebbe stato caldissimo in piena estate, qui al sole” ci racconta Jana Jurjec, la giovane e simpatica manager della spa, “e invece ogni giorno a metà mattina si alza un venticello che ci accompagna fino a sera”. Fantastico. È aperto solo nella bella stagione, ovviamente, ma nel periodo estivo si può sguazzare in piscina o fare i trattamenti fino al tramonto. Per sfruttare gli effetti benefici del mare, la thalassoterapia utilizza impacchi di fango salino, bagni nell’acqua madre, peeling con il sale e massaggi soft. Il resto lo fa il contesto, quel mix di profumo di mare, tepore di sole e rumore di onde (poco importa se sono vere o se è il ricambio dell’acqua della piscina), vento e sole sul corpo, che rilassano il cervello e lasciano la pelle morbidissima.

FUORILUOGO SLOVENIA: LE GROTTE DEL CARSO

Slovenia: grotte di Postumia, città sotterranea per turisti

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A 50 km da Ljubljana si trovano le grotte di Postumia, le più famose in Slovenia. Un mondo sotterraneo fatto di stanze enormi, cattedrali da cui spuntano colonne di roccia lucida, lampadari d’acqua pietrificata da milioni di anni, affascinanti stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane. Con 21 km di cavità sotterranee e concrezioni calcaree, Postumia è la più grande grotta di Carso classico in Europa e un’importante meta turistica che accoglie visitatori da tutto il mondo. Forse troppi. Dal 1819, anno in cui le grotte hanno aperto una piccola parte al pubblico, sono passate di qui 35 milioni di persone, 70 milioni di piedi e mani che hanno violato questo santuario nascosto nella montagna. Si entra con un trenino elettrico e si continua a piedi, in fila indiana, su un sentiero in cemento antiscivolo con ringhiere di metallo e illuminazione artificiale. Si segue la guida e la carovana di turisti dietro. Non si possono fare foto e non bisogna toccare, ma molta gente ha grosse difficoltà a resistere alle tentazioni, e cede. In questo museo sotterraneo dal clima umido e freddo, si attraversano la Sala Gotica, la Sala da Ballo, dove si tengono manifestazioni, spettacoli musicali e persino matrimoni di lusso, il Grande Monte, detto anche Calvario, la sala degli Spaghetti, quella Bianca, quella Rossa e infine la Galleria del Brillante, dove si trova la colonna più famosa, diventata il simbolo delle grotte. Prima di riprendere il trenino del ritorno, poi, si arriva a un acquario, dove si può sgomitare per ammirare qualche esemplare di Proteo, un animaletto simile a una lucertola che vive nelle grotte ed è in grado di sopravvivere fino a 12 anni a digiuno. È la mascotte di Postumia, amatissima dai bambini e acquistabile anche in versione peluche, prima di tornare a casa. Insomma, si arriva alla fine delle grotte con gli occhi pieni di bellezza, ma un po’ tristi per questa natura così sacrificata alle logiche del turismo.

 

Slovenia: Predjama, un castello tra le rocce

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Ad appena 10 km dalle grotte di Postumia si trova il castello di Predjama, una dimora medievale letteralmente aggrappata al fianco di una montagna. Forse hanno sbagliato le misure e hanno fatto i muri troppo in là, forse vi abitava una signora così incontentabile e capricciosa che fece costruire nuove stanze, nuove ale, fino a raggiungere la roccia, o magari erano a corto di soldi e volevano risparmiare sui muri. Una volta la gente del luogo diceva che in questo modo il castello era al riparo da pioggia e neve, e quasi non aveva bisogno di tetto. Fatto sta, che dalla bocca di una grotta carsica sbuca una fortezza imponente e austera, che in una giornata di nebbia deve mettere una discreta paura. La abitava il coraggioso cavalier brigante Erasmo, un delinquente di alto livello, che si divertiva a rubare in giro per l’impero, e poi correva a rifugiarsi qui. E anche quando le truppe dell’imperatore Federico II assediarono il castello per fermare le sue scorribande, lui riuscì a sopravvivere felice per un anno e un giorno, grazie ai rifornimenti che faceva arrivare dal villaggio di Vipacco, cui si accede attraverso un cunicolo e un fiume collegati alle stanze della fortezza. Così ben protetto tra le sue mura, Erasmo da Predjama era praticamente imprendibile, ma i suoi nemici erano così determinati ad eliminarlo, che gli fecero fare una fine davvero antipatica. Corruppero un servo, che espose una bandiera quando Erasmo era alla toilette, dando il via libera per colpirlo con una palla di cannone, proprio mentre aveva i pantaloni abbassati.

 

Slovenia: grotte di San Canziano, arte naturale

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Un po’ più a sud rispetto alle grotte di Postumia, la maestosità del Carso ha formato un’altra meraviglia naturale, custodita all’interno del Parco Škocjanske jame, 400 ettari di verde protetto dall’Unesco e situato vicino a Divača. Nascoste sotto la montagna, ci sono le affascinanti grotte di Škocjan, un intricato sistema di cunicoli scavati dal fiume Raka (che significa fiume) chissà quanto tempo fa, e poi lasciati millenni e millenni a lavorare al buio. Ci vuole un sacco di tempo e goccioline d’acqua per formare le stalattiti e le salagmiti che abbelliscono le pareti di queste stanze da sogno. Più piccole e meno popolari rispetto a quelle di Postumia, le grotte sono un paradiso nascosto, un groviglio di spazi immensi aperti dentro la terra, fino all’attuale letto del fiume. La prima parte è tutta al silenzio, i passi rimbombano nell’aria e la voce della guida risuona forte e chiara in questo canyon sotterraneo. Poi, ad un certo punto, tutti zitti, lo scroscio del Reka, che passa di sotto, trasforma ogni suono, lo ammorbidisce, lo copre e accompagna la seconda parte del tunnel.

Per visitare il parco, si può scegliere se intrufolarsi solo nelle grotte, con una visita guidata di circa due ore, oppure se accoppiare il viaggio al centro della terra a una passeggiata in superficie. L’itinerario esterno, che si può percorrere da soli o con una guida, si snoda attorno alle valli di crollo Velika dolina e Mala dolina, attraverso un incredibile ponte naturale appena prima del punto in cui il fiume si tuffa nella montagna e nei pittoreschi villaggi di Betanja, Škocjan e Matavun. Un sentiero che si snoda tra questo grande agglomerato di roccia bianca e gallerie ipogee circondate dal verde, con laghetti, cascate e altre piccole cavità da esplorare.

 

FUORILUOGO SLOVENIA: SALSICCE E SCARPE

Slovenia: una salsiccia a metà

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Fino a tre anni fa in tutta Ljubljana non esisteva un paninaro che servisse solo salsiccia carniolana, la più ghiotta tra le eccellenze gastronomiche della regione. Ci ha pensato Stanč Logar, trasformando l’antica orologeria di famiglia in un tempio del gusto chiamato Klobasarna. Magro, brizzolato e sorridente, fa avanti e indietro dalla cucina al bancone, senza sosta. Ci spiega che dopo 70 anni di attività, il negozio di orologi non rendeva più. Per questo ha scelto di aprire questo minuscolo ristorante fast food. Qui si serve solo salsiccia, di ottima qualità. Scelta rischiosa, ma geniale.

Piccolo e accogliente, il locale si trova a metà di Ciril Metodov Trg, in quella via del centro storico che da Vodnikov Trg porta in Mestni Trg e si riconosce per una grande insegna a forma di insaccato. Impossibile mancarlo. Qui il piatto è unico: kransjska klobasa, la vera salsiccia carniolana, tagliata a dischetti e servita insieme a un panino, senape e rafano. Essenziale e impeccabile.

Slovenia: Lubiana e le scarpe volanti

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Quelle che vedete sono scarpe. Sì, proprio scarpe. Per due giorni abbiamo vagato nel centro di Ljubljana chiedendoci perché sulle nostre teste ci fossero calzature di ogni genere. E così abbiamo chiesto. Un giorno qualcuno ne ha appeso un paio, legando le stringhe una all’altra e agganciandole a un cavo tra due palazzi. Uno scherzo, una scommessa, chissà. Si vede che l’idea è piaciuta, perché qualcuno ne ha aggiunte altre, e poi altre ancora, fino a formare una miriade di opere d’arte. Trash art. Scarpe sporche, sgualcite, puzzolenti, impolverate. Suole che hanno camminato per chilometri e chilometri, su strade, prati, sentieri, mattonelle, tapis roulant. Oggetti vissuti, che hanno esaurito il loro compito primario e hanno trovato una nuova dignità.

FUORILUOGO SLOVENIA: ARCHITETTURA E CURIOSITA’

Slovenia: i ponti di Lubiana

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Costruita intorno e lungo il fiume Ljubljanika, la piccola capitale slovena è piena di ponti, tutti diversi. Da attraversare, da guardare, fotografare. Dove fermarsi a guardare sotto, fare una telefonata, mangiare un gelato, darsi appuntamento. Il più famoso è il Tromostovje, il triplice ponte: tre bracci di pietra con le balaustre bianche, che disegnano una trama geometrica e inusuale tra piazza Prešernov e il centro storico. Un gioco di archi disegnato dal prolifico architetto e urbanista sloveno Jože Plečnik, che ha aggiunto due nuovi camminamenti all’originario ponte ottocentesco dello Špital. Subito dopo il grande mercato di Vodnikov Trg, invece, sta il Ponte dei Draghi, chiamato così per i verdi draghi alati in rame ormai ossidato, diventati simbolo di Ljubljana. Secondo la leggenda, ogni volta che passa una ragazza vergine, i guardiani del ponte muovono le ali. Tra queste due opere del passato, si trovano anche opere più recenti, anche se di gusto discutibile, come questi lucchetti appesi alla ringhiera del ponte Mesarski Most. Federico Moccia è arrivato fin qui.

 

Slovenia: l’architetto che cambiò Lubiana

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Come sarebbe bello svegliarsi un giorno e iniziare a cambiare la città in cui si vive. Abbellire un palazzo con balaustre e decorazioni, disegnare le statue di un parco, aggiungere e togliere strade, ponti, monumenti, chiese. Più o meno così ha fatto Jože Plečnik, il più importante architetto sloveno. Dal 1921 in poi, con le sue tantissime opere ha personalizzato Ljubljana, lasciandole un inconfondibile tocco eclettico. L’elenco delle sue creazioni e dei suoi restauri è infinito, e si può giocare a cercarli tutti, uno dopo l’altro, con una mappa della città in mano. Oppure si può vagare casualmente fino a trovarseli di fronte. Impossibile non trovarne, anche se non è facile riconoscerli. Non c’è uno stile uniforme, infatti, visto che Plečnik prendeva spunto da vari periodi architettonici, senza seguirne uno solo. E così, possiamo camminare per Ljubljana e calpestare una sua opera, passare sotto ad un’altra senza stufarci della sua mano. Tra le sue creazioni più famose, ci sono il Triplice Ponte, la Biblioteca Nazionale Universitaria, il ponte dei calzolai, piazza Levstikov trg. E ancora, il parco Tivoli, con la passeggiata monumentale che porta fino al castello, e il mercato al coperto e il colonnato sul lungofiume davanti a piazza Vodnikov Trg. Pronti a giocare?

 

Slovenia: orologio carrillon

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Passeggiando nel centro di Ljubljana potrebbe capitare di sentire una musichetta coinvolgente e inaspettata, soprattutto se si cammina nei dintorni di Krekov Trg. Qui si trova l’antico teatro delle marionette, con il suo simpatico e chiassoso orologio. A ogni ora piena dalle 8 alle 20, una coppia di marionette esce da una casetta in cima all’edificio, si muove accompagnata da una piacevole melodia, e poi rientra al suo posto. Sono le figure di Martin Krpan e il suo cavallo Koblica, due personaggi di una celebre storiella dello scrittore sloveno Fran Levstik, andata in scena in questo teatro dal 1984. Erano così amati dai bambini che nel 1992 gli è stato dedicato questo orologio a carrillon. Per goderci la scena, ci sediamo al tavolino di una kavarna in piazza Krekov e aspettiamo che scatti l’ora. Ed ecco che inizia la musica, escono il contadino con un’accetta da taglialegna in mano e il suo agile destriero. Poi rientrano, e noi continuiamo a canticchiare allegramente per tutta la sera.