HAPPY HOUR A MILANO

Se c’è una cosa a cui i milanesi non possono rinunciare è l’happy hour, un aperitivo a buffet dalle dimensioni di una cena, con piatti di ogni genere, dalle lasagne al cous cous, dalle polpette di carne al pesce, dalle torte salate a quelle dolci. E ancora, sushi, pizza appena sfornata, focacce di ogni tipo, formaggi, crudité, frittelle, risotti e pasta di ogni tipo: tutto accessibile al prezzo di un drink, che generalmente va da 8 a 15 euro, secondo il posto.

Tra le cucine meglio fornite, c’è la zona vicino alle Colonne di San Lorenzo, luogo molto frequentato dai giovani, situato alla fine di via Torino, la via che dal Duomo scende verso i navigli. Qui, si trova il ristorante spagnolo Tasca, che è diventato molto di moda per gli aperitivi a base di vino, sangria e salumi, e anche un quartiere intero ai cui angoli mangiare piatti originali e saporiti. I due locali migliori sono il Cheese, con grandi vetrate, bicchieri giganti e ambiente accogliente, e l’Hora Feliz, più informale ma talmente frequentato da prendere prenotazioni.

Spostandosi verso i navigli, ci si può abbuffare a volontà sul primo barcone che si incontra: si chiama Roxanne ed è un bar galleggiante dove i piatti  del buffet vengono costantemente ricambiati per non lasciare nessuno a bocca asciutta. Coinvolgente l’atmosfera sul naviglio grande, dove non è facile scegliere il locale migliore per l’aperitivo: citiamo lo Spritz, sul lato sud, specializzato nel cocktail arancione in molte varianti, e il vicino Ringhiera, con un buffet meno abbondante ma ampio spazio all’esterno.

Si prendono eccellenti happy hour anche in corso Sempione, vicino all’Arco della Pace, soprattutto all’indiano Bhangra Bar, dove i piatti etnici si sposano perfettamente con i baldacchini e i cuscini colorati, e al Cream, dove bere i cocktail al gelato, in estate.

In zona Brera, aperitivo grandioso all’Obika, che unisce un ricco buffet a un ambiente moderno dagli spazi immensi, e al Wasabi, per chi ama il sushi.

Sempre per gli amanti del pesce, vicino a Porta Venezia si mangiano deliziose crudité di mare al Pesce Ubriaco, pescheria di giorno con pochi tavoli e ottimo vino. Non molto lontano, invece, un altro locale dove abbuffarsi con portate di ogni genere, è il Ciu’s, vicino alla famosa pizzeria Spontini.

Come diceva Ligabue, “sei già dentro l’happy hour”…

MILANO MILANO

Vivo a Milano ormai da cinque anni e non ho ancora scritto niente di questa città che mi ha affascinata sin dal primo momento e con cui ho un rapporto molto lunatico. Mi ha stregata con il Castello Sforzesco, Parco Sempione e il maestoso Arco della Pace, e poi la potenza del Duomo, lo sfarzo della Galleria e la pace inaspettata di piazza della Scala la mattina. E ancora, il reticoli di viuzze a Brera, le case liberty negli angoli più impensati, i giardini che si intravedono dai tetti, i navigli illuminati la sera, i tram vecchi, con i sedili in legno, il rito dell’happy hour. E poi i negozi sempre aperti, le vetrine dal fascino inarrestabile, l’energia che si respira nell’aria, le università, le strade “a cerchietti” che, come dice mio fratello, ricordano un’arancia.

Mi ha schiacciata, stressata  e intristita con il freddo delle giornate invernali, con le ore passate sui mezzi pubblici, con le piste ciclabili a singhiozzo, con il traffico delle ore di punta, i piccioni, lo smog, l’inarrestabile corsa cui partecipiamo tutte le volte che usciamo di casa, la lontananza dal mare.

Appena posso me ne vado via, ma alla fine torno sempre: nonostante tutto, Milano mi ha saputa accogliere e offrire tanto. Una metropoli che non si ferma mai, dove tutti hanno fretta e fanno mille cose: visti da fuori sembrano schizzati, ma in realtà sono molto efficienti e seri nel lavoro. La sera, poi, c’è sempre l’imbarazzo della scelta sulle cose da fare. Ci credete che in tutti questi anni non ho fatto neanche la metà di quello che si potrebbe fare?

Qualcosa, però, ho capito di questa città che amo e che odio allo stesso tempo. Non spaventatevi e non annoiatevi, quindi, se nei prossimi giorni pubblicherò una serie di articoli con i miei consigli di itinerari per vivere Milano al meglio. Prima o poi andava fatto.

HALLOWEEN. FESTA DEI MORTI TRA STREGHE E CITTA’ FANTASMA

Si sta avvicinando il ponte dei morti con l’attesa notte di Halloween, la festa più paurosa dell’anno, e presto streghe, vampiri, zombie e zucche invaderanno le strade delle più famose città. Se non avete intenzione di guardare film dell’orrore per tutta la notte di Halloween, ecco alcune idee per un weekend da brividi.

Se volete provare brividi autentici, sono tante le proposte interessanti per visitare luoghi dell’orrore sulle orme di antiche e tradizioni antiche; con un po’ di coraggio e tanti dolcetti, basta travestirsi, radunare un po’ di amici e andare a Triora, borgo arroccato sui pendii in provincia di Imperia, in Liguria, conosciuto come “il paese delle streghe”. Una leggenda medievale narra, infatti, che qui visse una grande comunità di streghe, poi processate e condannate nel periodo dell’Inquisizione. Ora gli spiriti di queste donne vagano per le strette stradine in pietra, tra le case diroccate e gli archivolti medievali, creando un’atmosfera davvero particolare da completare con una visita al Museo della Stregoneria.

L’Italia è piena di “città fantasma”, teatro perfetto per escursioni dell’orrore. Da nord a sud, potete sbizzarrirvi tra innumerevoli borghi sperduti e abbandonati per i motivi più svariati, che raccontano storie e vite vissute in tempi lontani, avvolgendo tutto da un alone di mistero.

Sempre in Liguria, in provincia di Savona si trova Balestrino, borgo svuotatosi nei primi anni sessanta a causa di un dissesto idrogeologico. Set di alcuni film, il paese sembra essersi fermato nel tempo al momento del suo abbandono, con le case, i vicoli e il castello del Carretto, che domina il paese conferendogli un’aria spettrale e misteriosa.

Famoso per il paranormale è Craco, in provincia di Matera e abbandonato nel 1963 a causa di una frana e secondo molti infestato dai fantasmi. Il borgo è rimasto immutato nell’aspetto ed è stato scelto come set per numerosi film come “La passione di Cristo”; un luogo fantastico e misterioso, dove ogni notte, le anime delle persone che vi abitavano, escono per le strade e urlano vagando senza pace.

In Sardegna, antichi villaggi di minatori si sono svuotati con la chiusura delle miniere di carbone, intorno agli anni ’50. Come Naracauli, vicino a Piscinas, dove restano solo muretti a secco, case diroccate e travi pericolanti, che diventano davvero paurosi quando il buio avvolge tutto e il vento s’insinua con la sua musica ululante.

Se invece avete in programma un viaggio in Scozia, potete fare un giro a Edimburgo, la bellissima e affascinante capitale del Paese. In ogni angolo della città si ha la sensazione di essere circondati dall’ignoto, tanto che ogni giorno vengono organizzati ghost tour, che conducono nei luoghi più spaventosi del centro abitato. Se si ha il coraggio di andare all’avventura in solitaria, la prima tappa quasi obbligatoria è il castello, situato in pieno centro: qui l’attività spiritica si manifesta in tutta la sua forza. Dove era ubicata l’angusta e tetra prigione pare che qualcuno abbia sentito passi, urla disperate, pianti e visto strane ombre comparire all’improvviso.

Altra presenza è quella di un tamburino senza testa: non si sa chi sia, ma si dice che fu visto la prima volta secoli fa quando Cromwell attaccò Edimburgo. Da allora sembra che compaia ogni volta che il castello si trovi in una situazione di pericolo. Non sono poche le persone che, ancora oggi, sentono riecheggiare la sua musica lungo i corridoi. Spaventose sono le storie legate al Mary Kings Close, un vicolo formato da strette stradine situato diversi metri al di sotto della popolare via della Royal Mile. Per mancanza di spazio nel momento dell’edificazione di Edimburgo si decise di sviluppare la città in verticale. I piani più alti furono riservati ai ricchi mentre gli altri furono lasciati alle fasce di popolazione più povere. Le condizioni di vita in questi ultimi, già difficili, furono aggravate dall’epidemia di peste che si sviluppò nel XVII secolo. Per tentare di contenere questo grave problema, secondo alcune testimonianze, fu presa un’inaudita e crudele decisione: murare vivi nelle loro case tutti gli abitanti, abbandonandoli al loro destino tra atroci sofferenze. Quando passò l’emergenza, si decise di rimuovere i cadaveri, ma quello che restava dei corpi fu trovato in uno stato di estrema rigidità tanto che, per estrarli dagli alloggi e farli passare tra i vicoletti, fu necessario amputarne gli arti. Forse solo suggestione, ma alcune persone hanno parlato di anomali forme dai tratti mostruosi muoversi nell’oscurità e di aver avuto la sensazione che qualcosa di indefinibile e malvagio fosse alle loro spalle. Altri ancora hanno sentito strani rumori, passi e lamenti provenire dalle case ormai disabitate.

In più di un’occasione è stata vista una figura minuta camminare nelle tenebre. Si tratta dell’anima di una bambina del posto, la piccola Annie, che vaga alla ricerca disperata della sua bambola. Ritornando in superficie è d’obbligo lavisita al Mausoleo Nero nel cimitero di Greyfriars, dove si manifesterebbe il fantasma di MacKenzie. Il caso ebbe una popolarità tale che si organizzò un tour, ancora esistente, chiamato “The City of the Dead”. Una figura evanescente sarebbe stata vista aggirarsi nel camposanto, ma ciò che inquieta sono le dichiarazioni riportate da coloro che, dopo aver partecipato alla visita guidata, hanno trovato sul proprio corpo segni, come bruciature e tagli, che in precedenza non avevano.

Nella Scozia orientale, invece, vicino la città di Dundee sorge l’imponente castello di Glamis, famoso anche perché qui la Regina Madre trascorse la sua infanzia. Patrick Strathmore era un conte senza scrupoli che ereditò la proprietà della fortezza: aveva tantissimi difetti, tra i quali il vizio del gioco e l’alcolismo. Un sabato sera l’uomo era impegnato in una delle sue solite partite, la quale durò ben oltre la mezzanotte. I servitori gli ricordarono che era peccato giocare d’azzardo la domenica, ma lui, infastidito, rispose che si stava divertendo e che avrebbe continuato fino al giorno del Giudizio Universale. Pochi istanti dopo l’aver pronunciato queste parole, nella stanza si avvertì una gelida corrente. Contemporaneamente, un uomo tutto vestito di nero bussò alla porta e chiese di potersi unire alla compagnia. Il conte lo accolse e iniziarono la nuova mano, ma questo fu un errore fatale perché in realtà l’ospite era il diavolo, andato lì per prendere le anime dei presenti. Patrick e i suoi amici furono condannati dal principe del male a giocare ogni sabato per tutta l’eternità. Voci raccontano che proprio di sabato è possibile udire, tra i corridoi del castello, il rumore dei dadi che cadono sui tavoli e delle carte che vengono mescolate.

Fantasia o incredibile realtà? Non possiamo saperlo, ma certamente qualche brivido di paura farà tremare anche la persona più scettica e razionale.

Testo di Giorgia Boitano e Gabriele Laganà

Articolo pubblicato su Latitudeslife.com