DOVE MANGIARE A PERUGIA: OSTERIA CON CUCINA LA LUMERA

Un’accogliente osteria con cucina, dove piatti deliziosi e originali tengono testa a una lunga e dettagliata carta di vini. Ambiente piccolo e caldo, tavolini in legno e tovagliette di carta, una botte accanto al bancone, questo locale fa sentire come a casa.

Appena fuori le mura che circondano il centro storico di Perugia, all’inizio di una viuzza che sale verso il quartiere dell’università, l’osteria La Lumera è un ristorantino invitante e onesto, dove assaggiare le prelibatezze che la terra umbra sa offrire.


Ricette del territorio
e prodotti di stagione rivisitati con qualche tocco d’originalità e sfiziosità curiose sono distribuite in pochi piatti, uno più invitante dell’altro. “Non conosco nulla che vellichi così voluttuosamente lo stomaco e la testa quanto i sapori di quei piatti saporiti che vanno ad accarezzare la mente preparandola alla lussuria”, si legge sulle tovagliette nelle parola di De Sade mentre si aspetta la portata successiva, e non sembra esserci niente di più vero di questa frase.

Si inizia con il gustoso pane casereccio da accompagnare con abbondanti porzioni di salumi e formaggi tipici o con un piatto unico di degustazione di presidi slow food, tra cui il puzzone di Moena, la fagiolina del Trasimeno e la pitina di capra alla griglia. Da assaggiare il patè di fegato alla perugina battuto al coltello e accompagnato da fette di mela verde e crostini abbrustoliti.

Tra i primi, spiccano gli umbricelli con guanciale e pecorino, ma anche i taglierini al ragù di salsiccia umbra, la cui pasta è ruvida al punto giusto e assorbe i condimenti così saporiti e genuini.
Sui secondi, poi, ci si sbizzarrisce con lo stinco di maiale al forno al ginepro e, per i più sfiziosi, il filetto di maiale alla griglia, avvolto in strisce di lardo locale e accompagnato da salsa al vino rosso, scalogno brasato e verdure.

Saranno le stampe antiche alle pareti, l’ambiente raccolto, la gentilezza dei giovani camerieri o il vino della casa, ma seduti a questi tavolini la fame sembra non passare mai.

Se c’è ancora un po’ di spazio per il dolce, meritano un assaggio il budino di patate e il semifreddo ai fagioli cannellini, servito con abbondante panna montata. Originali e delicati, per chi ama assaggiare piatti curiosi e fuori dagli schemi.

Dove: La Lumera, Corso Bersaglieri 22, Borgo Sant’Antonio, Perugia, tel. 075 5726181

Costo: antipasti sugli 8 euro, primi sotto i 10 e secondi intorno ai 15 euro, dolce a 4 euro. Si spende di più scegliendo vini particolari, ma lo sfuso della casa è ottimo. Il coperto è compreso nel prezzo.

Articolo pubblicato su Latitudeslife.com

 

HALLOWEEN. FESTA DEI MORTI TRA STREGHE E CITTA’ FANTASMA

Si sta avvicinando il ponte dei morti con l’attesa notte di Halloween, la festa più paurosa dell’anno, e presto streghe, vampiri, zombie e zucche invaderanno le strade delle più famose città. Se non avete intenzione di guardare film dell’orrore per tutta la notte di Halloween, ecco alcune idee per un weekend da brividi.

Se volete provare brividi autentici, sono tante le proposte interessanti per visitare luoghi dell’orrore sulle orme di antiche e tradizioni antiche; con un po’ di coraggio e tanti dolcetti, basta travestirsi, radunare un po’ di amici e andare a Triora, borgo arroccato sui pendii in provincia di Imperia, in Liguria, conosciuto come “il paese delle streghe”. Una leggenda medievale narra, infatti, che qui visse una grande comunità di streghe, poi processate e condannate nel periodo dell’Inquisizione. Ora gli spiriti di queste donne vagano per le strette stradine in pietra, tra le case diroccate e gli archivolti medievali, creando un’atmosfera davvero particolare da completare con una visita al Museo della Stregoneria.

L’Italia è piena di “città fantasma”, teatro perfetto per escursioni dell’orrore. Da nord a sud, potete sbizzarrirvi tra innumerevoli borghi sperduti e abbandonati per i motivi più svariati, che raccontano storie e vite vissute in tempi lontani, avvolgendo tutto da un alone di mistero.

Sempre in Liguria, in provincia di Savona si trova Balestrino, borgo svuotatosi nei primi anni sessanta a causa di un dissesto idrogeologico. Set di alcuni film, il paese sembra essersi fermato nel tempo al momento del suo abbandono, con le case, i vicoli e il castello del Carretto, che domina il paese conferendogli un’aria spettrale e misteriosa.

Famoso per il paranormale è Craco, in provincia di Matera e abbandonato nel 1963 a causa di una frana e secondo molti infestato dai fantasmi. Il borgo è rimasto immutato nell’aspetto ed è stato scelto come set per numerosi film come “La passione di Cristo”; un luogo fantastico e misterioso, dove ogni notte, le anime delle persone che vi abitavano, escono per le strade e urlano vagando senza pace.

In Sardegna, antichi villaggi di minatori si sono svuotati con la chiusura delle miniere di carbone, intorno agli anni ’50. Come Naracauli, vicino a Piscinas, dove restano solo muretti a secco, case diroccate e travi pericolanti, che diventano davvero paurosi quando il buio avvolge tutto e il vento s’insinua con la sua musica ululante.

Se invece avete in programma un viaggio in Scozia, potete fare un giro a Edimburgo, la bellissima e affascinante capitale del Paese. In ogni angolo della città si ha la sensazione di essere circondati dall’ignoto, tanto che ogni giorno vengono organizzati ghost tour, che conducono nei luoghi più spaventosi del centro abitato. Se si ha il coraggio di andare all’avventura in solitaria, la prima tappa quasi obbligatoria è il castello, situato in pieno centro: qui l’attività spiritica si manifesta in tutta la sua forza. Dove era ubicata l’angusta e tetra prigione pare che qualcuno abbia sentito passi, urla disperate, pianti e visto strane ombre comparire all’improvviso.

Altra presenza è quella di un tamburino senza testa: non si sa chi sia, ma si dice che fu visto la prima volta secoli fa quando Cromwell attaccò Edimburgo. Da allora sembra che compaia ogni volta che il castello si trovi in una situazione di pericolo. Non sono poche le persone che, ancora oggi, sentono riecheggiare la sua musica lungo i corridoi. Spaventose sono le storie legate al Mary Kings Close, un vicolo formato da strette stradine situato diversi metri al di sotto della popolare via della Royal Mile. Per mancanza di spazio nel momento dell’edificazione di Edimburgo si decise di sviluppare la città in verticale. I piani più alti furono riservati ai ricchi mentre gli altri furono lasciati alle fasce di popolazione più povere. Le condizioni di vita in questi ultimi, già difficili, furono aggravate dall’epidemia di peste che si sviluppò nel XVII secolo. Per tentare di contenere questo grave problema, secondo alcune testimonianze, fu presa un’inaudita e crudele decisione: murare vivi nelle loro case tutti gli abitanti, abbandonandoli al loro destino tra atroci sofferenze. Quando passò l’emergenza, si decise di rimuovere i cadaveri, ma quello che restava dei corpi fu trovato in uno stato di estrema rigidità tanto che, per estrarli dagli alloggi e farli passare tra i vicoletti, fu necessario amputarne gli arti. Forse solo suggestione, ma alcune persone hanno parlato di anomali forme dai tratti mostruosi muoversi nell’oscurità e di aver avuto la sensazione che qualcosa di indefinibile e malvagio fosse alle loro spalle. Altri ancora hanno sentito strani rumori, passi e lamenti provenire dalle case ormai disabitate.

In più di un’occasione è stata vista una figura minuta camminare nelle tenebre. Si tratta dell’anima di una bambina del posto, la piccola Annie, che vaga alla ricerca disperata della sua bambola. Ritornando in superficie è d’obbligo lavisita al Mausoleo Nero nel cimitero di Greyfriars, dove si manifesterebbe il fantasma di MacKenzie. Il caso ebbe una popolarità tale che si organizzò un tour, ancora esistente, chiamato “The City of the Dead”. Una figura evanescente sarebbe stata vista aggirarsi nel camposanto, ma ciò che inquieta sono le dichiarazioni riportate da coloro che, dopo aver partecipato alla visita guidata, hanno trovato sul proprio corpo segni, come bruciature e tagli, che in precedenza non avevano.

Nella Scozia orientale, invece, vicino la città di Dundee sorge l’imponente castello di Glamis, famoso anche perché qui la Regina Madre trascorse la sua infanzia. Patrick Strathmore era un conte senza scrupoli che ereditò la proprietà della fortezza: aveva tantissimi difetti, tra i quali il vizio del gioco e l’alcolismo. Un sabato sera l’uomo era impegnato in una delle sue solite partite, la quale durò ben oltre la mezzanotte. I servitori gli ricordarono che era peccato giocare d’azzardo la domenica, ma lui, infastidito, rispose che si stava divertendo e che avrebbe continuato fino al giorno del Giudizio Universale. Pochi istanti dopo l’aver pronunciato queste parole, nella stanza si avvertì una gelida corrente. Contemporaneamente, un uomo tutto vestito di nero bussò alla porta e chiese di potersi unire alla compagnia. Il conte lo accolse e iniziarono la nuova mano, ma questo fu un errore fatale perché in realtà l’ospite era il diavolo, andato lì per prendere le anime dei presenti. Patrick e i suoi amici furono condannati dal principe del male a giocare ogni sabato per tutta l’eternità. Voci raccontano che proprio di sabato è possibile udire, tra i corridoi del castello, il rumore dei dadi che cadono sui tavoli e delle carte che vengono mescolate.

Fantasia o incredibile realtà? Non possiamo saperlo, ma certamente qualche brivido di paura farà tremare anche la persona più scettica e razionale.

Testo di Giorgia Boitano e Gabriele Laganà

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UMBRIA, GUBBIO: HOTEL DI CHARME AL CASTELLO DI PETROIA

Un castello trasformato in hotel, una residenza storica con eleganti stanze, un ristorante raffinato e una piscina tra gli ulivi, circondati dagli spettacolari colli dell’Umbria. A pochi chilometri da Gubbio, il castello di Petroia è un angolo di paradiso dove il tempo si è fermato al Medioevo.
Tredici stanze arredate con mobili antichi, travi in legno, quadri d’epoca e tessuti ricamati, ognuna dotata di vasca idromassaggio e fornita di tutti i comfort di un hotel moderno, perfetto per un weekend romantico ed esclusivo nel cuore dell’Umbria.

La fiaba inizia quando si imbocca la strada sterrata che attraversa il bosco e conduce al castello, dove tutto è avvolto dal silenzio rilassante della natura. Varcato il grande cancello di ferro, si entra in un delizioso borgo in pietra, circondato da imponenti mura e dominato da una torre di avvistamento, che guarda la valle e la campagna circostante. Anche la torre è diventata una suite, l’unica che dà l’accesso alla terrazza panoramica soprastante.

Qua e là, fanno capolino originali sculture in bronzo dell’artista contemporaneo Armando Riva: la testa di un cavallo, il busto di una donna, una gallina meccanica, un uomo affacciato sul mondo.

La tradizione si sposa con la creatività nel ristorante del castello, dove cenare a lume di candela in una sala dall’atmosfera tipicamente medievale. Il menù propone gustosi piatti del territorio e soprattutto la freschissima e delicata carne di Chianina delle vacche nate nei 300 ettari di terreno del castello. La si gusta in carpaccio con fiori di zucca, rucola e aceto balsamico, nelle pappardelle all’uovo con ragù e scaglie di pecorino di Fassa e infine nella tagliata con Sali speciali aromatizzati e olio. Una delizia per il palato da accompagnare con una raffinata selezione di vini.
Passeggiando lungo il sentiero leggermente incurvato che dalle camere conduce all’aia, non si può fare a meno di pensare alla vita che si svolgeva tra queste mura sin dal Medioevo. Il castello è diventato famoso perché qui nacque Federico da Montefeltro nel 1422, il grande mecenate il cui profilo è stato ritratto da Piero della Francesca. Condottiero e Conte di Montefeltro, governò molte terre fino a diventare Duca di Urbino.

Storie e miti accompagnano ogni angolo di questa residenza, come i simboli in ferro battuto a forma di draghi, forconi e fiamme, che sporgono dalle pareti esterne per scacciare i demoni. Ogni stanza, poi, ha una suo nome legato a una leggenda, una più curiosa dell’altra.

Posizionato a metà strada tra Gubbio e Perugia, il castello di Petroia è un’ottima base per visitare l’Umbria e i suoi innumerevoli borghi alla scoperta della gastronomia, dell’arte e dell’artigianato locale. Tra i più vicini, Città di Castello con il campanile romanico, la maestosa cattedrale, la piazza del mercato e gli ex essiccatoi del tabacco, ora trasformati in museo. E ancora, la deliziosa Montone, tutta ristrutturata, dove la vita scorre lenta e tranquilla. Poco più lontano, si può arrivare facilmente alle Terme di Fontecchioe alle innumerevoli chiese e abbazie che fanno parte del noto Cammino di San Francesco, per chi desidera visitare i luoghi del santo e entrare, come lui, in simbiosi con la natura.

Link utili: Castello di Petroia

Testo di Giorgia Boitano | Foto di Federico Baldi

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THE EGG TIMER

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Today I want to introduce to you a small but very useful tool that totally changed my life as a goofy cook into a smart one. It’s the egg timer.
How long does it take to boil eggs at the right point? And what if I want the red part to stay a little soft, perfect to eat with a spoon?
I don’t know, really. I’ve asked my mom, my friends and housemates, but everyone gave me a different answer. Someone said 8 minutes, someone said 5, someone simply didn’t care.
Now that I have the egg timer, I don’t care as well: my little plastic egg tells me. I just have to put it in the boiling water together with the eggs and check it sometimes. A red circle gets smaller as it cooks, progressively reaching three steps: soft, medium and hard. Easy.