INDIA, RAJASTHAN: HENNE, UN SOUVENIR SULLA PELLE

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Arte antichissima dal fascino orientale è il tatuaggio henné, mehndi, un ornamento con cui le donne si impreziosiscono il corpo nelle occasioni speciali e un souvenir da portare a casa. In tutta l’India e specialmente in Rajasthan si dipinge sulla pelle un intricato motivo tanto fine da sembrare pizzo, una composizione di trame floreali e simboli portafortuna di grande effetto.

Difficili da realizzare e molto varie nelle forme, le decorazioni mehndi sono speculari da un braccio all’altro ed esprimono un linguaggio artistico in cui ogni forma ha un significato: il pavone per la bellezza, il cigno per il successo, libellule e farfalle per la rinascita e il cambiamento, le foglie per la devozione, i motivi a cachemire per la fertilità e il triangolo, che nella religione hindu rappresenta la trinità divina formata da Brahma, Shiva e Vishnu.

Tradizionalmente il mehndi si applica in varie feste, in particolare ai matrimoni: prima della cerimonia la sposa (a volte anche il partner) si lascia disegnare le mani e i piedi in un vero rito. La giovane viene circondata dalle donne della famiglia e dalle amiche, e tatuata con l’henné, mentre le più anziane le svelano i segreti per essere una buona moglie. Il tatuaggio accompagnato da movimenti aggraziati le servirà per sedurre lo sposo durante la prima notte d’amore, ma è anche un simbolo di fortuna: si pensa che più il ricamo resiste nel tempo, più la coppia sarà felice insieme.

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INDIA, RAJASTHAN, LA FIERA DEI CAMMELLI

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A Pushkar, all’inizio del deserto di Thar, ogni anno le strade si riempiono di cammelli adornati con treccine, anelli e nastri colorati, che per poco più di una settimana sono i protagonisti. Importante meta del pellegrinaggio hindu conosciuta come città d’oro e tappa obbligata di ogni itinerario turistico in Rajasthan, evoca il ricordo delle lunghe carovane che ai tempi di Marco Polo si fermavano qui nei loro viaggi lungo la Via della Seta.

E anche se oggi le vaste spedizioni di mercanti non ci sono più, ogni anno la città si trasforma in un grande bazar a cielo aperto per la più grande fiera di cammelli al mondo. Circa 200.000 persone, 10.000 cammelli, cavalli e altri capi di bestiame, arrivano in questa località nell’ottavo mese lunare del calendario hindu, a novembre.

Vi giungono cammellieri dalle varie parti del deserto e la via principale diventa una giostra di colori e rumori.  Gli uomini si dedicano alla compravendita di cammelli, mucche, pecore e capre, mentre le donne scambiano o vendono braccialetti, vestiti, ottoni e tessuti stampati. Tutto intorno, musicisti, mistici, saltimbanchi, incantatori di serpenti e acrobati. Ogni mattina, poi, ci sono gare per chi ha i mustacchi più lunghi, per chi avvolge più in fretta il turbante, per vedere in quanti riescono a stare in equilibrio su un cavallo o quanto peso un cammello può portare.

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RAJASTHAN, L’INDIA DEI COLORI

Il Rajasthan è l’India dei colori: le case di Jodhpur sono dipinte di azzurro, una sostanza che serve a tenere lontani gli insetti e le deve il soprannome di Città Blu. È chiamata rossa invece Jaipur per i suoi palazzi sui toni del mattone, mentre Jaisalmer, la più affascinante, è detta Città d’Oro per l’incanto infuocato che la illumina al tramonto.

Affacciata sul deserto del Thar, quest’ultima era una tappa obbligata per chi percorreva la via della seta, la storica rotta commerciale che collegava Europa e Oriente. Roccaforte fortificata protetta da bastioni e templi jainisti, è ricca di haveli, le antiche residenze di lusso che si possono vedere in tutto il Rajasthan.

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INDIA, PUNJAB: SIKH, UN TURBANTE, UNA CULTURA

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Chi viaggia in Punjab resterà sicuramente colpito dalla presenza di tanti coloratissimi turbanti, sempre abbinati all’estrema gentilezza delle persone che li indossano. Sono i fedeli Sikh, religione monoteista basata sull’insegnamento di dieci guru che vissero in India tra il XV e il XVII secolo.

Ce ne sono 23 milioni nel mondo e 19 milioni in India, di cui oltre 15milioni nello Stato del Punjab. È qui che si trova il Golden Temple, luogo sacro che ogni sikh dovrebbe visitare almeno una volta nella vita.

I fedeli sono vegetariani, non fumano e non bevono alcool, rifiutano la suddivisione della società in caste e la venerazione degli idoli, condividono ogni bene con la propria comunità e considerano uomo e donna sullo stesso livello, poiché l’anima è la stessa. Pregano il creatore onnipresente e onnipotente e cercano di raggiungerlo grazie all’aiuto di una guida, il guru.

Ma la cosa che più incuriosisce di questa religione è il divieto assoluto di tagliare capelli e peli del corpo, che vengono pettinati accuratamente e raccolti fin da bambini sotto a perfetti turbanti dai mille colori e dalle forme più varie.

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PUNJAB, IL GRANAIO DELL’INDIA

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Formato da una vasta pianura alluvionale delimitata a nord da montagne, il Punjab è considerato una delle aree più fertili del pianeta. Bagnato da ben cinque fiumi (Satluj, Bias, Ravi, Chenab e Jehlam) che rendono il terreno particolarmente adatto all’agricoltura, fa parte dell’omonima regione spartita tra India e Pakistan.

Punj come cinque, aab come l’acqua, è una continua distesa di campi gialli orlati da cielo azzurro e punteggiati di contadini, che nella parte indiana rappresentano circa il 40% della popolazione. Il raccolto principale è il frumento, di cui lo Stato è il maggiore produttore dell’Unione, ma si coltivano anche riso, cotone, canna da zucchero, miglio, orzo, ortaggi e alberi da frutta.

A causa di uno sfruttamento intensivo dell’agricoltura portato agli eccessi, negli ultimi anni la produzione ha risentito di una generale crisi produttiva con conseguenze sugli abitanti delle campagne e sull’ambiente. Al momento sono presenti numerose voci sul territorio come Vandana Shiva, paladina indiana della cultura sostenibile, che da anni si batte promuovendo pratiche agricole ecologiche per assicurare la conservazione e la rigenerazione dell’acqua, l’oro del Punjab.

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