VALENCIA: TE GUSTA LA PAELLA?

paella-valencia

Valencia è la patria della paella, una specialità culinaria diventata famosa in tutto il mondo come sinonimo di Spagna e allegria. Si tratta di un’invitante e profumata preparazione a base di riso, zafferano e olio d’oliva, cui si aggiungono carne e verdure. Ne esistono ormai numerose varianti, tra cui quella vegetariana e quella con frutti di mare, ma la ricetta tradizionale è condita con pollo, coniglio, pomodoro e fagiolini.

Ingredienti:

500 g di arroz di Valencia o riso per risotti

800 g di petto di pollo tagliato a bocconcini

600 g di polpa di coniglio tagliato a bocconcini

250 g di fagiolini verdi piatti

200 g di fagioli bianchi di Valencia

100 g di pomodori freschi

olio extra vergine d’oliva

1 bustina di zafferano

1 cucchiaio di paprika

rosmarino

brodo vegetale

 

Preparazione:

Scaldate l’olio in una grande padella e fate rosolare la carne mescolando bene perché non si attacchi. Quando la carne è dorata a sufficienza, spostatela verso l’esterno della padella e al centro mettete le verdure, sempre girando bene. Aggiungete poi tutti gli altri ingredienti, i pomodori sminuzzati, il rosmarino, il sale e la paprika. Sfumate con il brodo vegetale fino a ricoprire tutta la carne e le verdure, aggiungete zafferano, sale, pepe nero e mescolate bene. Quando il brodo bolle, incorporate il riso, abbassate il fuoco e lasciate cuocere per 40 minuti, girando spesso finché il brodo si sarà assorbito completamente, lasciando il riso cotto ma croccante e la carne e le verdure tenere.

 

ESTATE A VALENCIA, UN MESE DI FESTA

valencia-feria-de-julio

Il periodo migliore per visitare Valencia è luglio: per tutto il mese, la caliente città spagnola si accende di mille feste, concerti, parate e spettacoli, grazie a un fitto calendario di eventi da vivere giorno e notte.  Appuntamento tradizionale dell’estate valenciana, la Feria de Julio fu istituita nel 1871 per convincere la gente a non scappare dalla calura cittadina verso lidi più freschi, e negli anni è diventata famosa in tutto il mondo, attirando turisti in cerca di movida.

A partire dalla metà di luglio, tutta la città si anima con musica, esibizioni teatrali e mercatini organizzati in svariati punti, dai Giardini di Ayora ai giardini “de los viveros”, dal “parque del oeste” al “tinglado n.2”, ma anche al porto marittimo commerciale e al “Paseo de la Alameda”.

Nel Palau de la Musica si svolge il Concorso Internazionale di Bande Musicali con l’esibizione di centinaia di musicisti; Plaza de Toros è coinvolta dalla Feria Taurina, l’esibizione dei migliori toreri di Valencia; nel Paseo de la Alameda, invece, si consuma la Battaglia dei Fiori.

Leggi il reportage su Latitudeslife

PARTIRE: ERITREA SOFT, ERITREA WILD

eritrea-asmara-2

Eritrea soft

Con Afronine, un viaggio itinerante di 12 giorni per conoscere l’Eritrea e i suoi luoghi più significativi: la capitale, l’altopiano, le zone archeologiche, i paesi più interessanti dal punto di vista etnografico e la costa, con piacevole tappa alla spiaggia di Gurgusum. Partenze individuali da Roma o Milano, pernottamento in hotel con formula b&b.

Quota a partire da 1400 euro a persona.

 

Eritrea wild

Viaggi Avventure nel Mondo propone un itinerario attivo e spartano alla scoperta dell’Eritrea. Prima Asmara, poi via per le bellezze naturali, con il trekking sui Monti di Senafe, le visite ai siti archeologici, una mini crociera alle Isole Dahlak, e ancora visita al porto di Adulis, a Massawa e Keren. 16 giorni con pernottamento in locande, tenda e in barca, con partenza da Milano o Roma.

Quota a partire da 1660 euro a persona.

 

eritrea-travel-3

DOVE ANDARE IN ERITREA: POSTI SI’ E POSTI NO

eritrea-map

Avventurarsi alla scoperta delle zone più remote dell’Eritrea potrebbe essere affascinante, ma non bisogna dimenticare di prendere alcune precauzioni.

La missione di pace delle Nazioni Unite si è provvisoriamente ritirata, ma nonostante la situazione politica relativamente stabile e la firma di un accordo di pace nel 2000, i rapporti con l’Etiopia restano tesi.

Nessuna controindicazione per i soggiorni nella capitale: Asmara e l’area circostante sono sicure. Qui, si trovano un gran numero di attrazioni turistiche, mentre nei dintorni si possono contemplare le basse pianure occidentali e le scarpate dei fiumi e delle valli. Sulla costa, gli amanti del mare e delle attività acquatiche possono fare snorkelling e immersioni nelle acque che circondano l’Arcipelago Dahlak, dove si trova una delle barriere coralline più belle del Mar Rosso.

Si possono visitare tranquillamente anche le città di Massaua, Decamere, Mendefera e Cheren, raggiungibili solo con un apposito permesso, anche se è consigliabile affidarsi a un’agenzia di viaggio qualificata.

Occorre prestare molta attenzione a visitare il nord del paese per l’alto rischio di trovare mine inesplose lasciate dalla guerra civile. Per farlo, occorre richiedere alle autorità locali una mappa precisa dei luoghi sicuri e farsi accompagnare da una guida locale.

Sono off limits, invece, le aree di confine con l’Etiopia e con il Gibuti.

Link utili: Viaggiaresicuri

Leggi il reportage “Eritrea. I tesori del Medeber” su Latitudeslife.com

ERITREA: IL CAFFE’ PIU’ LENTO CHE C’E’

eritrea-coffee-1

In Eritrea, così come in Etiopia, bere il caffè è un rito che può durare fino a due o tre ore. Questa usanza è un momento di condivisione, una cerimonia legata ai momenti di festa. Il caffè si offre agli amici e si beve in compagnia, ingannando la lunga attesa con qualche chiacchiera.

Ci vuole così tanto prima di riuscire a sorseggiare questa bevanda energetica, perché bisogna iniziare dalla tostatura. Una donna mette i chicchi in una scodella, la riscalda e la agita finché non si sente l’aroma deciso e piacevole del caffè. Dopo che tutti hanno annusato il profumino, si passa alla macinazione in un mortaio di legno. Il caffè macinato viene poi messo in un vaso speciale per la bollitura, detta jebena, una brocca in argilla tonda e panciuta alla base, con un lungo collo che termina in un beccuccio. Quando l’acqua è calda, viene aggiunto il caffè macinato e il tutto è portato a bollore. Il risultato è un liquido amaro e corposo, che la donna versa in piccole tazzine senza manico, filtrandolo con un panno di crine.

Ma non è finita: dopo tutta questa attesa, il caffè viene servito per ben tre volte. Il primo giro, più forte, si chiama awel, il secondo kale’i e il terzo bereka, che significa benedetto e, per fortuna, è l’ultimo.

Leggi il reportage “Eritrea. I tesori del Medeber” su Latitudeslife.com

eritrea-coffee-2