DOVE ANDARE IN ERITREA: POSTI SI’ E POSTI NO

eritrea-map

Avventurarsi alla scoperta delle zone più remote dell’Eritrea potrebbe essere affascinante, ma non bisogna dimenticare di prendere alcune precauzioni.

La missione di pace delle Nazioni Unite si è provvisoriamente ritirata, ma nonostante la situazione politica relativamente stabile e la firma di un accordo di pace nel 2000, i rapporti con l’Etiopia restano tesi.

Nessuna controindicazione per i soggiorni nella capitale: Asmara e l’area circostante sono sicure. Qui, si trovano un gran numero di attrazioni turistiche, mentre nei dintorni si possono contemplare le basse pianure occidentali e le scarpate dei fiumi e delle valli. Sulla costa, gli amanti del mare e delle attività acquatiche possono fare snorkelling e immersioni nelle acque che circondano l’Arcipelago Dahlak, dove si trova una delle barriere coralline più belle del Mar Rosso.

Si possono visitare tranquillamente anche le città di Massaua, Decamere, Mendefera e Cheren, raggiungibili solo con un apposito permesso, anche se è consigliabile affidarsi a un’agenzia di viaggio qualificata.

Occorre prestare molta attenzione a visitare il nord del paese per l’alto rischio di trovare mine inesplose lasciate dalla guerra civile. Per farlo, occorre richiedere alle autorità locali una mappa precisa dei luoghi sicuri e farsi accompagnare da una guida locale.

Sono off limits, invece, le aree di confine con l’Etiopia e con il Gibuti.

Link utili: Viaggiaresicuri

Leggi il reportage “Eritrea. I tesori del Medeber” su Latitudeslife.com

ERITREA: IL CAFFE’ PIU’ LENTO CHE C’E’

eritrea-coffee-1

In Eritrea, così come in Etiopia, bere il caffè è un rito che può durare fino a due o tre ore. Questa usanza è un momento di condivisione, una cerimonia legata ai momenti di festa. Il caffè si offre agli amici e si beve in compagnia, ingannando la lunga attesa con qualche chiacchiera.

Ci vuole così tanto prima di riuscire a sorseggiare questa bevanda energetica, perché bisogna iniziare dalla tostatura. Una donna mette i chicchi in una scodella, la riscalda e la agita finché non si sente l’aroma deciso e piacevole del caffè. Dopo che tutti hanno annusato il profumino, si passa alla macinazione in un mortaio di legno. Il caffè macinato viene poi messo in un vaso speciale per la bollitura, detta jebena, una brocca in argilla tonda e panciuta alla base, con un lungo collo che termina in un beccuccio. Quando l’acqua è calda, viene aggiunto il caffè macinato e il tutto è portato a bollore. Il risultato è un liquido amaro e corposo, che la donna versa in piccole tazzine senza manico, filtrandolo con un panno di crine.

Ma non è finita: dopo tutta questa attesa, il caffè viene servito per ben tre volte. Il primo giro, più forte, si chiama awel, il secondo kale’i e il terzo bereka, che significa benedetto e, per fortuna, è l’ultimo.

Leggi il reportage “Eritrea. I tesori del Medeber” su Latitudeslife.com

eritrea-coffee-2

ERITREA BY BIKE: UNA PASSIONE A DUE RUOTE

eritrea-bike-1

Chi arriva nella capitale eritrea non può fare a meno di notare la miriade di biciclette che circolano per la città. Uscendo poi verso la campagna, si incontrano file interminabili di pendolari delle due ruote, che ogni giorno vanno dai villaggi alla città e ritorno. In un paese povero con strade disastrate dalle guerre, la bici è il mezzo di trasporto più gettonato, ma è soprattutto oggetto di una forte passione popolare. Biciclette di tutti i colori, più o meno scassate, sfrecciano sotto il sole africano guidate da amatori e professionisti.

In un paese in cui la bici occupa un posto così importante, non potevano mancare le gare ciclistiche. Ad Asmara, la maggior parte delle competizioni si svolge in circuito su alcuni percorsi non molto lunghi, che rimangono chiusi al traffico e circondati da migliaia di spettatori, che pagano per vedere passare i corridori delle diverse categorie.  I proventi dei biglietti servono per finanziare tutto il movimento ciclistico eritreo: infatti, non solo il ricavato serve per rientrare dei costi di premi e spese varie, ma il 70% viene distribuito periodicamente fra i ciclisti per aiutarli a sostenere i costi che non sono certo alla portata di tutti.

Leggi il reportage “Eritrea. I tesori del Medeber” su Latitudeslife.com

eritrea-asmara-bike-3

CIAO ASMARA: RACCONTO DI UN VOLONTARIO IN ERITREA

eritrea-ciao-asmara

Con il libro “Ciao Asmara” Justin Hill racconta l’Eritrea dal punto d vista di un volontario rispettoso e disincantato, colpito dalla dignità di una popolazione  che ha passato trent’anni a combattere contro la vicina Etiopia, e che cerca di risollevarsi. Uno sguardo lucido e senza retorica sulla situazione in questo paese libero ma dilaniato da anni di continue guerre, dalla colonizzazione italiana alla brutale occupazione del re etiope Haile Selassiè e alla una lunga e devastante lotta di liberazione, ancora troppo vicina.

Partito nel 1996 come insegnante volontario alla volta di Keren, per due anni l’autore ha cercato di impartire un’educazione scolastica ai bambini della Meghari School, una delle tante scuole afflitte dalla mancanza cronica di docenti, risorse e spazi adeguati. Non ne parla molto, ma poche frasi bastano per esprimere la frustrazione di chi si accorge dell’apparente impossibilità di cambiare le cose. Tutti, in Eritrea, hanno combattuto per l’indipendenza del paese, adulti e bambini cresciuti troppo presto, che ora non sanno integrarsi nella normalità.

La parte più consistente del libro è dedicata alle persone che Justin Hill ha incontrato in questo intenso periodo, uomini e donne che hanno lottato contro l’oppressione etiope, l’esercito popolare di liberazione eritreo, ora incapaci di ricostruire la nazione.

Leggi il reportage “Eritrea. I tesori del Medeber” su Latitudeslife.com

ERITREA: L’ARTE DEL RIUSO AL MERCATO MEDEBER

eritrea-asmara-3

Medeber è il caotico mercato artigianale di Asmara, dove qualsiasi materiale viene recuperato e riutilizzato. È il simbolo di un paese che ha imparato a non buttare via niente, in nome di un’autonomia rivendicata ad ogni costo.

Stroncata da una straziante guerra d’indipendenza, l’Eritrea è un paese povero, basato soprattutto su un’agricoltura di sostentamento, l’allevamento di ovini e la pesca. Le poche industrie sono concentrate ad Asmara, mentre nei villaggi si vive con poco, in simbiosi con gli animali.

La capitale dell’Eritrea ricorda molto una città italiana degli anni ‘40: gli edifici costruiti in periodo coloniale sono segnati dal tempo, ma sempre uguali, come dimostrano i tanti complessi in stile futurista che arredano le strade di Asmara.

Un altro segno lasciato dal periodo coloniale è il cimitero italiano di Asmara, testimonianza privilegiata dei valori dei primi coloni, uomini partiti per la lontana Africa e mai tornati. A Keren, invece, altri cimiteri ricordano i soldati morti nell’ultimo conflitto, inglesi, italiani e ascari, molti dei quali seppelliti senza un nome.

È difficile spostarsi da una località all’altra del paese, che abbonda di zone militari e campi di addestramento. I mezzi di comunicazione sono controllati dalla censura e per viaggiare occorre chiedere permessi difficili da ottenere.

Segnato da un passato d’interminabili guerre, il popolo eritreo ha una forte coscienza nazionale e una grande dignità. Sono in tanti a credere nella filosofia del farcela da soli, senza aperture agli stranieri, alle Ong e agli aiuti degli stati ricchi, che la storia gli insegna non essere mai completamente disinteressati.

Leggi il reportage “Eritrea. I tesori del Medeber” su Latitudeslife.com

eritrea-asmara-medeber

eritrea-asmara-medeber-2