OSLO LOW COST, A PIEDI

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Oslo è una città molto cara, ma è possibile ritagliare attività per scoprirla gratis. Per esempio, spostandosi a piedi, in centro o nei dintorni.

Passo dopo passo, si può ammirare la zona della Fortezza di Akershus, dove la storia si mescola a scorci di panorama sul porto, oppure raggiungere la sommità del Radisson Plaza, vicino alla stazione centrale, e poi a Ekeberg, lungo i binari tranviari da Gamlebyen fino a raggiungere la cima della collina, e a Frognerseteren, l’affascinante parco-museo che è anche un buon punto di partenza per esplorare la Foresta dell’Oslomarka, dove si diramano decine di itinerari escursionistici.

Se siete alla ricerca di natura e la giornata è buona, basta seguire il fiume Akerselva per passare in mezzo a cascate, ponti di ferro, piccoli parchi e vecchi mulini. Da non perdere anche un’escursione in cima alla collina di Telthusbakken, fermandosi per una sosta all’antica chiesa di Aker, un pittoresco luogo sacro che ha ispirato Edvard Munch. Da lì è possibile raggiungere il centro attraverso l’animato quartiere operaio di Grünerløkka oppure fare una deviazione verso il Cimitero del nostro Salvatore, che ospita le tombe di illustri norvegesi come Munch, Ibsen e Bjørnson, sulla via di ritorno verso il Palazzo Reale.

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10 COSE DA FARE A OSLO

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1. Passeggiare per Aker Brygge, l’antico quartiere portuale trasformato in zona residenziale di lusso. Caffè con vista mare e poi un giretto tra le vie dell’interno.

2. Giocare a fare i vichinghi al museo Vikingskipshuet, con le sue tre imbarcazioni storiche perfettamente conservate.

3. Salire sul geometrico edificio dell’Opera House e godersi la vista da sopra il tetto, davanti al mare.

4. Visitare il Munchmuseet, il museo dedicato a Munch, che quest’anno ha celebrato i 150 anni dalla sua morte. Si trovano altre sue opere anche tra le sale della Galleria Nazionale.

5. Pranzare in uno dei tanti caffè, ristoranti e bar nascosti nel quartiere operaio Grünerløkka, e poi dedicarsi allo shopping tra design e vintage.

6. Passeggiare sulle mura della fortezza Akershus Festning, che domina la città e il porto affollato di navi.

7. Gironzolare tra le rovine della Oslo medievale al Middelalderparken, nel quartiere Gamlebyen, la parte più antica della città.

8. Per una giornata alternativa immersi nel verde, noleggiare una bici e intrufolarsi nel Nordmarka, un grande parco con un bosco e un lago, a nord di Oslo.

9. Arte e natura, invece, al Frognerpark, un parco-museo abbellito dalle sculture dell’architetto Vigeland, come l’intrigante obelisco centrale fatto di corpi avvinghiati.

10. Al tramonto, arrampicarsi sull’Holmenkollen, dove sta il più antico trampolino di sci al mondo e dove la vista toglie il fiato.

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COSTA RICA: UN’ISOLA GIURASSICA

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I paesaggi naturali e la ricca foresta tropicale che coprono il paesaggio della Costa Rica, danno a questo luogo un tocco primitivo, selvaggio, giurassico. Deve aver avuto la stessa sensazione anche il regista Steven Spielberg, che ha scelto una delle isole al largo del Paese per ambientare parte del suo famosissimo Jurassic Park. È l’Isola del Cocco, remota e disabitata se non dagli animali, situata al largo della costa pacifica, a 532 km da Cabo Blanco. È uno dei più importanti parchi nazionali della Costa Rica, ed è inserita dall’UNESCO nella lista di siti Patrimonio mondiale dell’Umanità.

Spielberg la rinomina Isla Nublar, per via delle nuvole giganti che scompigliano il cielo e incorniciano questo paradiso, nutrendolo di tanto in tanto con violenti e abbondanti acquazzoni.

Compare subito, all’inizio del film. Un elicottero vola sul mare e passa sopra ad un grande mucchio di sabbia bianca coperta da una foresta fittissima, da cui sbucano ripide vette che scendono a picco nelle limpide acque azzurre. Qualche minuto di video, ed ecco che il parco nazionale più remoto del Costa Rica è diventato il sogno di evasione di tutto il mondo. Magari senza dinosauri, però.

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COSTA RICA: PURA VIDA SOSTENIBILE

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Oasi di tranquillità nel turbine dell’America Centrale, la Costa Rica è un paese di foreste tropicali, vulcani ancora attivi, laghetti, cordigliere e spiagge infinite. Le bellezze naturali, il patrimonio floreale e faunistico e l’illuminato programma di tutela ambientale che i governi hanno portato avanti negli anni, attirano turisti da tutto il mondo, facendone un paradiso del turismo ecologico.

Qui la vita è un continuo contatto con la natura, sia che si risalgano i torrenti con l’acqua fino al ginocchio per osservare da vicino qualche bradipo, sia che si cavalchino le onde a bordo di un surf, si passeggi tra i fiori o si resti tutto il giorno stesi sulla sabbia. È la pura vida, quella vera, autentica, quella per cui tanti turisti vengono in vacanza qui. I tropici a basso impatto ambientale.

Oltre a numerosi centri balneari dove cancellare il brusio cittadino con il rumore delle onde, ci sono ben 26 parchi nazionali, più un’altrettanto nutrita serie di riserve naturali, per un totale di 161 aree protette, più di un milione di ettari. Parecchi per un Paese così piccolo. Con un cappello da esploratore in testa, si attraversano questi mondi selvaggi, in punta di piedi, per non disturbare le creature che hanno la fortuna di vivere ai tropici.

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POLONIA: FORESTA DI BIALOWIEZA, I NOMI DELLE QUERCE

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Il fascino della Foresta di Bialoweza lo danno gli alberi: tanti, fitti e rigogliosi, sono giganti di clorofilla dai tronchi massicci e dai rami altissimi, raramente individuabili nel resto d’Europa. Camminare alla loro ombra evoca storie di valorosi cavalieri, maghi e mostri spaventosi. Con le loro cortecce ruvide e le loro radici spesse, questi spilungoni danno un senso di protezione, di tranquillità. Basta abbracciarli per sentirne l’energia.

In questa foresta Patrimonio dell’Umanità, ogni albero viene monitorato e curato, ha un nome e una storia, come se fosse una persona.  La quercia più grande, per esempio, si chiama Grande Mamamuszi, è alta 34 metri e ha una circonferenza di circa 7 metri. Più alto è Il Re di Nieznanowo, 38 metri e circonferenza di 620 centimetri. Ha un tronco a forma di guglia, ma purtroppo negli ultimi anni non ha fatto tanti germogli. E poi ci sono la Croce del Sud, con la chioma e i rami principali a forma di croce, il Guardiano di Zwierzyniec, tutto piegato verso ovest, la Quercia Barile con il tronco panciuto, vecchio di almeno 450 anni e la Quercia di Jagiello, sotto le cui fronde il re Ladislao II di Polonia sostò prima della Battaglia di Grunwald.

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