IN VENICE, WITH FUN

When my friend told me that he was planning a surprise party for his graduation in Venice, I didn’t expect he would rent a boat for a weekend of never-ending fun all around the laguna and the canals.

After the graduation ceremony, a rapid walk in the labyrinth of streets and a generous lunch in a very homely bar, we rushed on a couple of ferries loaded with food and drinks – more drinks than food – wondering where we were directed.

First through the canals and then in the open laguna until we reached the little isle of Burano, with its tiny multicoloured houses, where our boat was waiting for us. Partying at the sunset was only the beginning of the 24h-long party in Venice.

Put 15 people on a 8-people boat, add drinks and excitement, and you’ll have this special event. Not a real cultural holiday, but still appealing.

I saw the touristic city from a different perspective, the one of students: five of our group have been studying in Venice for years at the well-known IUAV University of Architecture, coming from other big cities like Florence and Bolzano, and told us some stories of their period there.

Very cheap houses to share in the centre of the city, bars at every corner, very few criminality, clean streets and wonderful setting. Plus, no cars, no police and no alcohol tests, which, translated, means a lot of fun. If there weren’t fog and high water in winter, it could be the perfect city for students.

The point is, if you want to visit Venice, don’t follow the classic touristic tour, but rent a boat and randomly sail to some unconventional places in this fascinating setting.

PRIMAVERA A LONDRA: UN DOLCE RICORDO

Sono arrivata a Londra un giorno d’inverno, freddo e grigio come negli stereotipi più comuni. L’ho scoperta piano, senza fretta, nei sei intensi mesi vissuti là. Affascinante e immensa, è una città che sa accogliere e far sentire a casa. Per me, questa città é chilometri macinati a piedi, con la cartina in mano e un’insaziabile curiosità negli occhi. È la vivacità di Trafalgar Square, le passeggiate lungo il Tamigi, gli artisti sotto il London Eye,  il piano di sopra dei bus, in prima fila, il groviglio di linee metropolitane di King’s Cross, i bianchi palazzi di Notting hill e Maida Vale, con le porte colorate. È il mio sottotetto a Kilburn, le coinquiline strambe, i camini in stile Mary Poppins che vedevo dalla finestra sopra il letto. È i blueberry muffin a Westbourne Grove, il ping pong in un pub affollato, lo shopping senza senso a Camden Town, i pranzi multietnici della domenica a Brick Lane, tra mille cianfrusaglie. Ma quello che mi manca di più di Londra sono soprattutto i parchi, grandi e bellissimi come in aperta campagna, che in primavera si tingono di tutti i colori. Regent’s Park, ornato di splendidi fiori, da assaporare lentamente gironzolando tra i roseti e le piccole cascate, fino a raggiungere Primrose hill, la collina più alta, da cui di vede tutta Londra. E Hyde Park, verdissimo e vivo di gente che corre, prende il sole, gioca con i bambini, nutre i cigni, rema nel lago che sembra quasi mare: in un pomeriggio di sole, con il vento che raffredda il viso, è semplicemente magico.

 

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DOLCE CARNEVALE CON LE BUGIE DELLA NONNA

Nel pieno della festa più allegra dell’anno, tanto amata dai bambini e da tutti quelli che vanno ghiotti per i dolci, tra maschere e coriandoli, è impossibile resistere alla vista di zucchero a velo e frittelle d’ogni forma e dimensione, che fanno capolino dalle vetrine delle migliori pasticcerie.

Conosciuto soprattutto per le maschere, le stelle filanti e le parate di ogni tipo che si svolgono ogni anno in tante città, il Carnevale è una celebrazione cristiana, occasione per rimpinguarsi in compagnia prima della Quaresima, periodo d’astinenza e preghiera. La festa ha, però, origini in festività più antiche di epoca romana e greca, che esprimevano il bisogno di divertimento, scherzo e dissolutezza, comune a tutti.

Che decidiate di sfilare tra le raffinate maschere in giro per i canali di Venezia o tra i coloratissimi carri di cartapesta aViareggio, in Brasile o in Europa, tra le vie del vostro paese o in qualche festa privata, non potete fare a meno di mangiare qualche dolcetto unto e zuccheroso.

Girando per le città italiane o semplicemente parlando con qualche amico, ci si accorge che i dolci carnevaleschicambiano di luogo in luogo. Frittelle di mele o di pastella, con marmellata o senza, coperte di zuccherini colorati o di cioccolato, c’è l’imbarazzo della scelta.

I più diffusi, e anche i più sfiziosi, sono le chiacchiere, striscioline croccanti, fritte o al forno, coperte di zucchero a velo. Semplici da fare, mettono allegria solo a vederle.

In Toscana li chiamano cenci, in Liguria e Piemonte bugie, in Friuli grostoli, crostoli in Trentino, galani in Veneto,sfrappole in Emilia, frappe nelle Marche e chiacchiere a Napoli. Ma anche lattughe, rosoni, lasagne, pampuglie…

Qual è la ricetta migliore? In linea di massima, l’ingrediente che cambia tra le varie ricette regionali, è marsala, vino bianco, acquavite o liquore all’anice.

Ecco come faceva le bugie la mia bisnonna genovese:

 

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Testo di Giorgia Boitano

BARICCO: MR GWYN E LA PASSIONE PER LA SCRITTURA

Nel suo nuovo libro intitolato Mr. Gwyn, con semplicità meticolosa Alessandro Baricco indaga nel mistero di come ognuno fa i conti con se stesso e con la propria vita.

Il protagonista é uno scrittore londinese affermato stanco della monotonia e della visibilità pubblica del suo lavoro che, durante una passeggiata a Regent’s Park, decide di smettere di scrivere e cambiare vita.

Rincorso da un amico agente editoriale che non vuole accettare la sua scelta, snobbato dai molti che lo credono pazzo e ricordato dai fan che stanno ancora aspettando di leggere il suo prossimo libro, l’ex scrittore con la passione per le lavanderie a gettoni decide di fare il copista. Ma non un copista qualunque: copierà le persone, scrivendone dei ritratti.

Con l’aiuto di un’acuta vecchina ormai morta, Mr. Gwyn s’inventa un lavoro di cui pianifica ogni minimo dettaglio, pur non avendo ben chiaro come effettivamente lavorare. Finché non inizia, e gli viene naturale.

Ognuno di noi é una storia che non é mai stata scritta: racchiudiamo non solo il personaggio che inconsciamente abbiamo scelto d’impersonare, ma anche tutto quello che circonda questa figura immaginaria, rappresentandoci.

La descrizione di un tramonto, un dialogo tra due amici, la narrazione di un momento particolare: può davvero essere qualunque cosa.

Per trovarla, dobbiamo spogliarci di tutti quegli elementi che ci portiamo dietro ogni giorno. Vestiti, maschere, aspettative, pressioni, ruoli, doveri: via tutto. Solo così può emergere la bellezza nuda e cruda della nostra personalità.

Baricco ci indica la strada per scoprire qualcosa in più di chi abbiamo davanti, raccontandoci la vita affascinante di un uomo che non riesce a smettere di trascrivere emozioni e diffonderle. Uno scrittore vero, che fugge la popolarità e preferisce sparire agli occhi del pubblico e diventare ricordo, leggenda.

Ecco un libro che coinvolge, appassiona, incolla alle pagine e ci porta a casa, restituendoci qualcosa di noi stessi: qualcosa che avevamo perduto senza neanche saperlo.

REGGAE SOUND IN TRAFALGAR SQUARE

It was a sunny Sunday when I arrived in Trafalgar Square after a long walk with some friends visiting me in London. We stopped and stared at the many street performers that were filling the area and I saw this amazing scene.

There weren’t only tourists in the square, but also normal people enjoying their free time and walked a bit further with the shopping bags, just to feel the easy atmosphere that one can breathe there.