INDIA, PUNJAB: SIKH, UN TURBANTE, UNA CULTURA

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Chi viaggia in Punjab resterà sicuramente colpito dalla presenza di tanti coloratissimi turbanti, sempre abbinati all’estrema gentilezza delle persone che li indossano. Sono i fedeli Sikh, religione monoteista basata sull’insegnamento di dieci guru che vissero in India tra il XV e il XVII secolo.

Ce ne sono 23 milioni nel mondo e 19 milioni in India, di cui oltre 15milioni nello Stato del Punjab. È qui che si trova il Golden Temple, luogo sacro che ogni sikh dovrebbe visitare almeno una volta nella vita.

I fedeli sono vegetariani, non fumano e non bevono alcool, rifiutano la suddivisione della società in caste e la venerazione degli idoli, condividono ogni bene con la propria comunità e considerano uomo e donna sullo stesso livello, poiché l’anima è la stessa. Pregano il creatore onnipresente e onnipotente e cercano di raggiungerlo grazie all’aiuto di una guida, il guru.

Ma la cosa che più incuriosisce di questa religione è il divieto assoluto di tagliare capelli e peli del corpo, che vengono pettinati accuratamente e raccolti fin da bambini sotto a perfetti turbanti dai mille colori e dalle forme più varie.

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PUNJAB, IL GRANAIO DELL’INDIA

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Formato da una vasta pianura alluvionale delimitata a nord da montagne, il Punjab è considerato una delle aree più fertili del pianeta. Bagnato da ben cinque fiumi (Satluj, Bias, Ravi, Chenab e Jehlam) che rendono il terreno particolarmente adatto all’agricoltura, fa parte dell’omonima regione spartita tra India e Pakistan.

Punj come cinque, aab come l’acqua, è una continua distesa di campi gialli orlati da cielo azzurro e punteggiati di contadini, che nella parte indiana rappresentano circa il 40% della popolazione. Il raccolto principale è il frumento, di cui lo Stato è il maggiore produttore dell’Unione, ma si coltivano anche riso, cotone, canna da zucchero, miglio, orzo, ortaggi e alberi da frutta.

A causa di uno sfruttamento intensivo dell’agricoltura portato agli eccessi, negli ultimi anni la produzione ha risentito di una generale crisi produttiva con conseguenze sugli abitanti delle campagne e sull’ambiente. Al momento sono presenti numerose voci sul territorio come Vandana Shiva, paladina indiana della cultura sostenibile, che da anni si batte promuovendo pratiche agricole ecologiche per assicurare la conservazione e la rigenerazione dell’acqua, l’oro del Punjab.

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INDIA, GUJARAT, IL MONTE DEI PELLEGRINI

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Non lontano dal Parco Nazionale del Gir si erge il monte Girnar, un vulcano spento di 1117 m su cui sono distribuiti grotte, templi e monasteri janisti e hinduisti, un concentrato di spiritualità dove si recano migliaia di pellegrini per trovare la pace interiore dopo una lunga passeggiata in salita. Un sentiero lastricato e circa 10.000 scalini conducono alla cima, passando davanti a splendide architetture in cui vive ancora qualche asceta, dove fermarsi a pregare e a portare fiori in dono agli dei.

Prima attraverso un bosco di teak, poi arroccato sul lato di una parete rocciosa, il percorso è abbastanza impegnativo, ma una volta raggiunta la cima si gode di uno straordinario panorama sulla vicina città di Junagadh e sui rilievi intorno.

Degno di nota è il tempio hindù Amba Devi, prossimo alla vetta e visitato soprattutto da giovani coppie della casta dei brahmani che portano offerte alla dea, la madre terra indiana, per avere una lunga e serena vita coniugale.

Sul monte Girnar, inoltre, si trova uno degli insediamenti janisti più antichi del Gujarat, stato indiano con maggior presenza dei seguaci di questa religione, con 16 templi custoditi entro una cinta muraria cui si accede attraverso una porta chiamata Deva Kota.

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INDIA, GUJARAT: IL LEONE DEL GIR

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L’abitante più prestigioso del Gujarat è il leone asiatico, animale classificato tra le specie più minacciate del mondo, i cui ultimi esemplari si trovano nel Gir Forest National Park, una riserva naturale situata nella parte meridionale del Gujarat e una delle più importanti aree protette in Asia.

Poco più piccolo del suo fratello africano, il leone asiatico ha il pelo più chiaro e ha una criniera meno folta e più brunita. È uno dei cinque grandi felini dell’India, insieme alla tigre del Bengala, al leopardo indiano, al leopardo delle nevi e al leopardo nebuloso.

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INDIA, GUJARAT, LA FESTA DEGLI AQUILONI

Children fly kites during an international kite festival in Cartagena

Ogni anno il cielo del Gujarat si colora di mille aquiloni, che volteggiano nell’aria mossi dal vento e dalle mani di adulti e bambini. È la festa di Makar Sankranti, tra le più famose e scenografiche indiane e una delle poche con una data fissa, il 14 gennaio, quando si celebra l’inizio della primavera. Per iniziare questo periodo di sole, caldo e prosperità, ci si scambiano regali e si fanno volare i patang baazi, gli aquiloni.

Grandi, piccoli, colorati e dalle mille forme, i patang sono un’istituzione in India: simbolicamente intermediari tra cielo e terra, tra il mondo concreto e quello dei desideri, sono una vera e propria forma d’arte, oltre che una passione popolare. Si sale sui tetti o si scende nei cortili, si aspetta una bava di vento per lanciare il bolide variopinto e si inizia a correre, srotolando il filo a poco a poco.

In occasione del Makar Sankranti, ad Ahmedabad viene organizzata una vera e propria gara internazionale, dove vince chi resiste più a lungo con le braccia in aria e l’aquilone volteggiante. Il gioco consiste nel tagliare il filo agli avversari e mantenere in alto i propri patang il più possibile. Per renderlo più competitivo, il filo viene preparato con una pasta chiamata munja, preparata con polvere di vetro, colla, fili di metallo o semplicemente di cotone, che lo trasformano in una lama affilata e resistente.

Per alcune ore la città resta con il naso all’insù ad ammirare la coreografia di linee e punti che disegnano l’azzurro.

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