SICILIA: CORSO DI CUCINA A FAVIGNANA

Un weekend all’insegna del buon gusto e dell’arte di fare da mangiare con cibi sani e genuini, l’ideale per chi vuole trascorrere una vacanza invernale nell’affascinante Sicilia occidentale.
I sapori della cucina siciliana e la suggestione di luoghi antichi e ancora autentici sono gli ingredienti del “Corso di cucina mediterranea” che si tiene a Favignana, cuore delle isole Egadi.
Una full immersion culinaria per scoprire come il gusto e la genuinità dei prodotti a km zero, tenuta da un rinomato cuoco dell’isola, Giancarlo Riso. Le lezioni sono costruite su misura per gruppi da due a otto persone, per imparare a ricreare al meglio i saporiti piatti della tradizione siciliana.
E per appagare tutti i sensi, il corso si svolge nella suggestiva cornice del Nido del Pellegrino, un elegante resort nato sulla cima di un promontorio a picco sul mare.
Quella che nella seconda guerra mondiale era una struttura militare a guardia delle coste siciliane, è oggi un raffinato albergoin cui la pietra, il rovere e le maioliche tipiche della zona arredano suite e appartamenti creati all’insegna del relax e della riservatezza.
Aperto a principianti ed esperti, il corso di cucina mediterranea costa 210 euro a persona e comprende un soggiorno di tre notti in un appartamento per due persone al Nido del Pellegrino, 3 lezioni teoriche e pratiche di 3 ore ciascuna e degustazione finale.
Per prenotare, basta contattare l’organizzazione e fissare una data, senza dimenticare che l’offerta è valida fino al 15 maggio 2013, escluse le festività di Pasqua, il ponte del 25 aprile e 1 maggio.

Info utili: Nido del Pellegrino, tel. 3356840029, [email protected]

Articolo pubblicato su Latitudeslife.com

SLOW TRAVEL: VIAGGIO A PIEDI NELLE MARCHE

Un itinerario attraverso le Marche più autentiche, insieme a due marchigiani che decidono di riscoprire quella terra da cui sono nati dove sono cresciuti. È un viaggio non convenzionale e low cost, fatto a piedi, in autobus e in treno, perché è così che si vive davvero un territorio.


Si chiama proprio “I viaggi senz’auto” la collana con cui la casa editrice Exòrma pubblica questo libro di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri dal titolo “Un altro viaggio nelle Marche”, un racconto a due mani che lascia trasparire la doppia anima di questa terra tutta da vivere.

Zaino in spalla, seguiamo i due viandanti su malandati ma autentici treni regionalie su autobus traballanti, con cui in otto giorni attraversano a zig zag tutta la regione, da San Benedetto del Tronto a Fano, passando per Ascoli Piceno, Cingoli, Jesi, Ancona, Cagli, Cartoceto e tagliando fuori ad esempio Macerata, Fabriano e Urbino. Si perché la filosofia del progetto è proprio quella di sondare quei luoghi meno conosciuti dal turismo, quelli frequentati solo dai marchigiani, per un viaggio inusuale e autentico.

Uno con un taglio più lirico e l’altro con un approccio più asciutto, quasi giornalistico, Maurizio e Paolo ci raccontano questo vagabondaggio attraverso le Marche, descrivendo paesaggi, la geografia e la storia di chi abita luoghi. Storie semplici, che vengono fuori seduti alle tavolate di accoglienti osterie dalla lunga tradizione, davanti a gustosi piatti locali e buon vino.

Tappa fondamentale, infatti, sono sempre i tempi del palato, trattorie “alla buona”, dove si assaporano piatti genuini come i funghi paradisiaci di Emma, a San Martino, il pecorino di Ornato a Trisunigo, gli ottimi tartufi di Acqualagna serviti dal tartufaio Giorgio, il vino Verdicchio assaggiato della cantina di Eugenio Benedetti a Matelica, il brodetto di pesce di Fano, “insostenibilmente leggero” come lo fa “La Maria”, e i vincisgrassi “da manuale” della signora Iole, cuoca dell’Osteria La Moretta di Cupramontana.

Con questi preziosi consigli, il libro è una lettura indispensabile per quei viaggiatori curiosi e buongustai, che desiderano fare una vacanza slow alla scoperta del territorio e dei sapori delle Marche.

Un altro viaggio nelle Marche, di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, Casa editrice Exòrma, 2012, pag. 155, € 13,50

Articolo pubblicato su Latitudeslife

PERUGIA. ELETTRICITA’ SOCIALE

Tra le vie acciottolate e le piazze del centro storico di Perugia, si scopre un melting pot multietnico e vivace, che attira giovani universitari e turisti da tutto il mondo

Alta nel cielo e arroccata su una collina dalla storia millenaria, Perugia è una città sospesa tra un passato ricco di tradizioni e un presente fatto di giovani, che guardano a un futuro multietnico e colorato. Nel mosaico urbano che abbraccia palazzi e chiese degne di un borgo d’arte, s’incontrano studenti dalle mille nazionalità, che intonano una melodia di tante lingue diverse. Immersa nella rigogliosa vegetazione umbra, tra il Tevere e il lago Trasimeno, Perugia riassume in sé le molteplici caratteristiche di questa terra ricca di arte, natura e gusto. Con i suoi monumenti storici dal valore inestimabile, la sterminata campagna tutt’intorno e l’ottima cucina del territorio, che va dalle tagliatelle al tartufo ai fegatelli e all’immancabile cioccolato, non c’è da stupirsi se attira tante persone da ogni parte del mondo. Contesa da più sponde sul piano politico, sin dai tempi antichi Perugia è stata uno dei centri più vivaci d’Italia per i suoi monasteri e le tante basiliche, ma anche per la prestigiosa università e per la sua grande scuola pittorica. La città, infatti, è stata culla di artisti di fama internazionale come il Pinturicchio, il maestro Perugino e il suo allievo Raffaello, che hanno lasciato capolavori inestimabili, memoria di tempi lontani fatti di lunghe vesti e volti angelici. Passeggiando a naso all’insù tra le strette vie del centro, è facile capire da dove traessero l’ispirazione per creare tanta bellezza. Nel mosaico urbano che si apre all’interno delle mura, resti di antiche civiltà s’intrecciano in un mix di storie e culture diverse.

Un itinerario alla scoperta della città potrebbe partire dall’Arco di Augusto, la porta monumentale dell’antica cinta muraria etrusca e risalire le stradine in pietra e ciottoli fino a piazza IV Novembre, una delle più belle d’Italia, vero melting pot del capoluogo umbro. Leggermente inclinata verso corso Vannucci, la via dei negozi più modaioli, la piazza è un’aggregazione di stili, epoche e culture diverse, dove passato e presente convivono in un contrasto che vale la pena vedere. Ai lati di questo spazio affascinante e irregolare, sorgono l’elegante Palazzo dei Priori, edificio gotico, ora sede della Galleria Nazionale dell’Umbria e custode di un patrimonio artistico che va dal XIII al XIX secolo, il Duomo di S.Lorenzo, con la sua gradinata, la facciata incompleta e il loggiato, e la maestosa Fontana Maggiore, realizzata nel 1277 per inaugurare l’acquedotto che dal Monte Pacciano portava acqua nella piazza. Appollaiati su questi monumenti di età così diverse e così lontane, oggi si vedono folle di giovani intenti a socializzare e a vivere questi spazi così suggestivi. Seguendo la massa di studenti universitari, che qui costituiscono una fetta notevole della popolazione, si prosegue tra bar, trattorie e negozietti originali, stando ben attenti a non perdere i monumenti che si incontrano via via lungo percorsi tracciati dall’istinto personale.

Poco più in basso rispetto alla piazza principale, si trova piazza Matteotti, dove aveva sede la vecchia università, prima di essere trasferita fuori dalle mura cittadine: l’edificio, oggi sede del Palazzo di Giustizia, conserva ancora oggi l’antico fascino, reso ancora più emozionante dall’usura del tempo. Gironzolando ancora, s’incontrano il Pozzo Etrusco, Porta Marzia, la seconda porta monumentale etrusca, e la Rocca Paolina, imponente fortezza fatta erigere da Papa Paolo III nel 1540.

Altri palazzi storici si affacciano sulla bella piazza Italia, dove prendere una pausa su una delle panchine dei giardini dedicati al grande poeta Giosué Carducci. Il tramonto, poi, è l’orario migliore per affacciarsi verso la valle che da viale indipendenza si apre a perdita d’occhio, raccontando di storie e di mondi tutti da scoprire. Se la fame inizia a fare capolino, basta perdersi nel reticolo di vie del centro e cercare i locali più affollati, per continuare a vivere l’atmosfera underground di Perugia davanti a un piatto a base di tartufo e un bicchiere di buon vino locale.

Testo di Giorgia Boitano | Foto di Michele Castellani

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FUORILUOGO NELLE TERRE DI SIENA (3)

Terre di Siena: Bagno Vignoni

A Bagno Vignoni, paesino di 25 anime arroccato alle pendici del Monte Amiata, il benessere sta in piazza. Tutte le case si sviluppano intorno a un’antica piscina che raccoglie l’acqua di una sorgente termale. In epoca romana, poi, è stato costruito un loggiato in pietra tutto intorno, primo passo verso la costruzione delle terme. La sorgente divenne molto famosa e veniva frequentata anche da celebrità cone Lorenzo dei Medici, Papa Pio Piccolomini e Santa Caterina, della quale si puó vedere una curiosa statua a bordo vasca.

 

Terre di Siena: ghiottonerie a km zero

Sul Monte Amiata, a 920 metri d’altezza, sta un ristorantino biologico piccolo e accogliente, nato come hobby da un’idea di tre amici. Luisa, Nadia e Umberto si dedicano con passione alla Taverna Pian delle Mura, dove creano piatti deliziosi con prodotti del territorio. Alla base del menu, non possono mancare i funghi, dalla zuppa in crosta di pane allo sformatino in crema di zucca: freschi e irresistibili, si accompagnano perfettamente a un saporito arrosto di Chianina alle erbette. Tra le altre ghiottonerie che ci hanno fatto assaggiare, una fantastica polenta di farina di castagne con sopra la ricotta, i pici al ragù bianco e i fagioli “Bastardone di Antea”, tipici della zona e grandi quasi come una noce.

 

Terre di Siena: la Pera Picciola

Vi ho già accennato del fagiolo gigante, il Bastardone di Antea, che si coltiva solo ad Abbadia San Salvatore e perde la buccia nella cottura. Un altro prodotto autoctono che i tre amici della Taverna Pian delle Mura hanno recuperato è la Pera Picciola, un frutto locale chiamato così perchè il picciolo è più lungo della pera. Per salvarne la produzione, è stato fatto un consorzio ed è stato pubblicato un libro di ricette a base di pere, dal primo al dolce. Io ho assaggiato uno squisito dolce di pere cotte nel Brunello della vicina Montalcino e accompagnate da un amaretto al cioccolato.

 

Terre di Siena: il liquore Rosolio

Nella zona del Monte Amiata si beve il Rosolio, un liquore dolce e non troppo forte che si usava nelle occasioni speciali. Lo fa un signore di Abbadia San Salvatore, seguendo la ricetta della nonna di Luisa della Taverna Pian delle Mura, mettendo a bagno petali di rosa canina e fragoline di bosco e cambiandoli ripetutamente per aumentarne il sapore. Il liquore veniva anche chiamato Giulebbe, come un ricostituente che si dava ai bambini.

FUORILUOGO NELLE TERRE DI SIENA (2)

Terre di Siena: buongiorno colline

Attraversiamo gli splendidi colli delle Terre de Siena, riempiendoci gli occhi con la bellezza di questa campagna, punteggiata da file di cipressi che sembrano dipinti. Direzione Monte Amiata, verso San Quirico d’Orcia, dove il parsaggio cambia ancora una volta, regalando scorci davvero affascinanti con strade circondate da alberi di tutti i colori.

Terre di Siena: nella miniera con il minatore

Guidati dal signor Paolo, siamo entrati nel livello 7 della miniera di Abbadia San Salvatore, dove sono state ricostruite le postazioni dei minatori con tutti gli strumenti, dalle lampade ad acetilene ai martelli pneumatici e le macchine scavatrici e gli strumenti più simpatici come il mao mao, un richiamo da utilizzare in caso di ergenza. Il lavoro tra quei cunicoli bui e tutti uguali era davvero duro, e l’unico modo per orientarsi era l’esperienza. Altro che scuola.

Terre di Siena: l’abbazia del Monte Amiata

Alle pendici del Monte Amiata, si trova il delizioso borgo medievale Abbadia San Salvatore, sulla via Francigena. Merita una visita l’abbazia, complesso monastico dedicato al Santo Salvatore. Una gentile quanto folkloristica guida travestita da pellegrina, ci ha spiegato che llsecondo la leggenda, l’edificio è stato fondato da Erfone, nobile di fiducia re longobardo Rachis, dopo una visione celestiale durante una battuta di caccia da queste parti. Domina la chiesa la statua di un Cristo trionfante, mentre le pareti dei due lati del transetto sono impreziosite da splendidi affreschi dei fratelli Nasini, molto popolari nella zona. Interessante anche la cripta, di periodo longobardo, dove si puó ammirare uno dei primi esempi di colonne in stile romanico, tutte diverse l’una dall’altra e illuminate da tante lucine. A Natale, i monaci cistercensi allestiscono un presepio in questo scenario davvero suggestivo.

Terre di Siena: Bagni San Filippo

Continuando il nostro tour termale nelle Terme di Siena, oggi abbiamo visitato gli storici Bagni San Filippo. Questa fonte dalle proprietà benefiche era così conosciuta in passato, che Lorenzo il Magnifico venne qui per curarsi la gotta. Adesso, c’è un hotel a conduzione familiare con centro benessere dall’impronta fortemente curativa, aperto al pubblico da aprile a inizio novembre. Si viene qui per fare bagni, inalazioni e trattamendi per curare patologie reumatiche, artritiche, cutanee, ginecologiche, affezioni delle vie respiratorie, oppure semplicemente per rilassarsi e staccare la spina. Ottima per questo scopo è la piscina all’aperto, dove sguazzare nell’acqua termale a circa 50 gradi, mentre il parco tutto intorno appaga la vista. L’acqua ha una percentuale così alta di zolfo (30%), che si formano sedimantazioni calcaree in tutti i punti di passaggio, e un artista lo utilizzó addirittura per fare dei bassorilievo.